sabato 27 febbraio 2010
Sindrome da sonnolenza notturna
Si tratta di un disturbo molto diffuso nella popolazione sia maschile che femminile e raggiunge picchi di diffusione pari al 100 per cento. Generalmente insorge alla nascita e rimane presente fino alla vecchiaia inoltrata, per quanto nel corso degli anni si assista ad una risoluzione che tuttavia non diviene mai completa. L’individuo si presenta immobile, all’apparenza privo di vita e con gli occhi chiusi; scientificamente questo stato è definito «sonno». Il disturbo si manifesta ogni giorno, generalmente nelle ore notturne, ma si registrano anche occasionali manifestazioni per esempio nel pomeriggio, specialmente dopo pranzo (in tal caso l’individuo si definisce «in fase di abbiocco» anche se certi manuali psicopatologici parlano di homo pennichellicus). Nella fase acuta del disturbo, cioè quando la persona dorme bene, si può presentare un fenomeno complesso di immagini, sensazioni e percezioni definito dagli esperti «sogno». In particolare, se prima di addormentarsi il paziente ha ricevuto un’affettuosa buonanotte, con molta probabilità andrà incontro ad un «sogno d’oro», evenienza che depone per un decorso sfavorevole del disturbo; nel caso in cui il paziente non ricevesse nessun tipo di buonanotte, dormisse da solo o non avesse digerito, potrebbe andare incontro ad un sogno angoscioso, chiamato tecnicamente «incubo», evenienza questa che depone per un decorso favorevole del disturbo. Durante i sogni può presentarsi irrequietezza motoria, eloquio sconnesso (nomi propri di persona, bestemmie, mugolii), un minore controllo sfinterico, ed infine un fenomeno che altera la respirazione del soggetto chiamato tecnicamente «russamento». Da tenere presente che non si fa diagnosi di SSN nel caso in cui il sonno non si presentasse per almeno 48 ore consecutive; in questo caso si parla di «insonnia» e dunque l’individuo gode di ottima salute.
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